Stabilità.

Rileggendo, mi sono accorto che alla fine non cerco altro.

Sarà una derivazione della mia natura complessa ed un po’ lunatica, sarà anche che non ho mai avuto degli ambienti di vita realmente stabili ed accoglienti, sarà che io stesso, e la mia arte con me, mi nutro di emozioni e sentimenti che derivano dall’instabilità. Quindi si può dire che, anche se non la cerco, a conti fatti non faccia niente per allontanarla.

In realtà non è così, nonostante sia il primo ad ammettere che in fondo non potrei farne a meno; ma c’è un limite a tutto. Visto che entro le mura domestiche per ora è impossibile trovare una qualunque forma di stabilità, spero che sarei riuscito a trovarla in un rapporto amoroso. E per un po’ è stato anche così.

Poi però è arrivata la proverbiale mazzata in testa, e gli echi dell’insicurezza allora generata si sentono ancora oggi, e non penso che se andranno prima di un nuovo inizio che, stando allo stato attuale delle cose, temo che tarderà ancora parecchio ad arrivare. Ma tanto ehi, questo potrebbe (dovrebbe? Sarà?) il mio ultimo anno nella valledimmerda, e poi un cambiamento anche sotto questi aspetti potrebbe verificarsi. Come potrebbe non farlo.

Eh, chissà – potrebbe anche essere. La parte razionale del mio cervello (perché si, esiste) tenta di farmi ragionare dicendomi che questo è matematicamente impossibile, ma meglio mettere le mani avanti, che non si sa mai. Anche perché col mio charme da musicista brutto non posso pretendere chissà che cosa.

Ah, mi sento ancora drammaticamente giovane, ed è giusto così, lo sono. E non posso essere ciò che non sono, quindi meglio se mi metto il cuore in pace, però non posso trovare la stabilità solo nella musica.

Perchè per quanto, è un Amore a senso unico. E’ il musicista ad amare la propria Arte, e non il contrario. Il musicista è un tramite, null’altro. Un individuo che sceglie di donare tutta la propria vita ad un amante incostante e crudele, che non lo amerà nemmeno un decimo di quanto viene amato, venendo elevato ad unica (o quasi) ragione di vita.

Che discorso del cazzo, direte voi. Però ne sono fermamente convinto.

L’Arte, per quanto possa tenermi in vita, non mi può abbracciare quando sono triste. Può aiutarmi a trasmette quella tristezza e a farla diventare qualcosa di grandioso, può aiutarmi ad interiorizzarla e a comprenderla, ma non può liberarmi dall’Oblio.

A liberarci dall’Oblio. A questo servono gli esseri umani.

P.S: Dio santo, il rapporto con mia madre continua a precipitare nel baratro. Me ne importasse realmente qualcosa ci starei anche male, il problema è che devo viverci assieme ancora per un po’.

Poi che s’è visto s’è visto, cipelo ciapelo, sayonara e tanti saluti.

Il problema è sempre iniziare. Poi la strada è in discesa.

Ed è parecchio che non aggiorno seriamente. Ho la testa troppo presa da altro per stare realmente dietro anche alla mia passione per la scrittura, che comunque non intendo ignorare per sempre. Anche perchè i testi per il secondo capitolo Altar of Petra non si scriveranno da soli. Non vedo l’ora che passi, questo fottuto anno. Dal prossimo comincerà un cambiamento vero, radicale come non c’è mai stato. A partire (probabilmente) dalla residenza, e si spera anche dalle prospettive per il futuro. Che in realtà sono sempre le stesse, ma voglio che diventino realtà.

E lo faranno.

It’s like … in an old movie, from some other land

ONLY STREETLIGHTS

One of the girls had surprisingly given me a kiss, stung in the cold long after

La trasferta Toscana mi ha rimesso in testa alcune vecchie convinzioni che, dopo aver vacillato per parecchio tempo, stanno riprendendo forma nella mia testa.

Devo andarmene da questa valle del cazzo.

Ho preso, dato e ricevuto quanto di buono c’è o c’era, ma adesso basta, meglio chiudere la questione. Anche perchè a parte quelle poche persone che amo sinceramente (che ormai nemmeno più risiedono nella Valle, motivo in meno per rimanere), la cittadinanza residente comincia davvero a starmi sui coglioni. Un po’ per vecchie storie e trascorsi con cui non voglio più avere a che fare, un po’ per l’agghiacciante modo di ragionare della gente di paese. Non amo sufficientemente la mia terra per fare l’incompreso fra le montagne.

Che poi non è che il mondo fuori sia per forza migliore, però almeno ci sono più possibilità, e magari si corre il rischio di beccarne una buona, chissà. C’è più gente, e anche se il 90% delle persone son facce di merda, c’è sempre il 10%.

Tutte queste chicchere ottimistiche, lol. Però non è che lo sia particolarmente, sono solo considerazioni dettate dall’ora tarda, il Milan che subisce un pareggio in rimonta all’ultimo, le poche ore di sonno in corpo e gli Ulver. Niente di nuovo insomma. Se non che come al solito mi faccio seghe mentali e problemi su cose che comunque non si verificheranno mai, e che dovrei vivere in maniera più leggera. Tanto, non cambia un cazzo comunque.

Però è bello constatare che c’è qualcos’altro la fuori.

Sottolineo, la fuori. Non qui dentro.

Non più.

 

The twisted wings and cluds unfold
And the greatgape of He who fell
Makes darkened shadows over pointed spires
Little children point and sing
And little children run and dance
Over there the setting sun
And under that the silent stars
And under they the weeping sky
And under Her the laughing world
Balance sits in western parts
And piles spare Spares in his gabled room
Great Anarch and Monarch of Not
The Flight of Lucifer over London
And my little grandson
Wrinkled son forehead
All tiny blue pain
As the Mother Blood emerges
Then the Mother Grief
And the Blue Gates of Death
Open armwide
Open teethwide
All dead like the leaves
Old times shiver
Old dead calendar
Past blurred sunsets
Cinders flying in His heart His heart
His fingers punch holes in the sky
And all the little Christs I count
Are covered in the breathwhite snow
And all the little Christs I call
Are laughing through the green green fields
Some of those angels have the face of God
And some of them have the face of dogs
By the Tower of Moab – see the sky’s Greenangel form
And lucifer flickers all around me
His hooded eyes alight
In the smoky musk
Look into Him just a little longer
See the true face of the Moon
So He wheels there through the heavens
His eyes are dotted brightlights
Licked with dust
A golden seabird
Halfdead with spray
His banners broken flags in the wind
Devouring life he breaks at walls
The glint of dead fruits glint
And then the Moon…
And then the Moon…
And then the Moon…

And six six six
It makes us sick
We’re sicksicksick
of six six six
Six six six
It makes us sick
We’re sick sick sick
Of six six six

Ho capito d’esser pronto ad affrontare una ragazza
quando la mia invidia nei confronti di altri
diventava ormai una cosa insopportabile.

Era stato naturale e poi neanche difficilissimo
inserirmi in un contesto di rapporti e sentimenti ovvi
per il mio essere un adolescente.
Ma ora ho vent’anni
mi sembra una vita
son rimaste poche cose
e ho molti meno amici
qualcosa mi è nuovo
è la paura di essere solo
e il mio amore dov’è?
chi c’è al posto mio?

Siamo tutti più freddi di quanto crediamo
Siamo molto più insensibili di quanto pensiamo
Ci desideriamo, poi ci amiamo
Chissà perchè ad un tratto ci dividiamo
I still love you

Ho studiato come tutti, perchè mi avevano costretto
non ne capivo la ragione
ma ora ti ringrazio, ovunque tu sia.
Qualche volta i miei minuscoli problemi
possono essere state misere cazzate
ma per me erano gravi, ed ora è bello riderne.

Ma adesso ho trent’anni
Mi sembrano mille
Non si perde più il tempo
agli angoli delle strade
qualcosa mi è nuovo
è la paura di sprecarmi
e il mio amore dov’è?
chi c’è al posto mio?

Siamo tutti più freddi di quanto crediamo
Siamo molto più insensibili di quanto pensiamo
Ci desideriamo e poi ci amiamo
Chissà perchè ad un tratto ci dividiamo
I still love you
I still love you
I still love you

Un po’ per tutto, in realtà.

Non lasciatevi fraintendere dal titolo: se c’è una cosa che ho capito al termine di questa lunga, difficile e bellissima estate divisa fra le nottate a guardare la luna, la Valle e la Villa, la Giordania e (soprattutto) la fatica del demo è che non ti amo più un bel cazzo. Almeno, non te.

E vaffanculo.

Vorrei tanto che arrivasse una nuova occasione, un occasione per dare nuova vita ad una parte della mia vita ormai atrofizzata più dalla mancanza di concrete prospettive che altro. Sicuramente non da un mio volontario immobilismo.

Vedremo. Intanto ho altro a cui pensare. Ad esempio diventare un dio del fingerpicking,

E forse dovrei anche dare un refresh alla grafica; vedremo anche questo.

A presto.

Quanto mi manchi, Eros.

Ci ho pensato, prima. Mi sono reso conto, forse definitivamente, che non è una persona a mancarmi. Ma l’Amore in se; che poi l’Amore si manifesti con la presenza di un altro essere umano questo è certo. Tuttavia non è, come si potrebbe pensare, un individuo ben definito, appartenente ad un mio passato o ad un presente. Almeno, per ora.

Tuttavia la lontananza non è per questo meno dolorosa.

Ricerco l’Amore nella Musica, la mia vera compagna. Tuttavia non è sufficiente … alla fine l’Amore che sprigiono è malinconico, doloroso. E’ pur sempre Amore anche quello; ma non cerco solo quello. Registrare il demo mi ha dato la grande possibilità di fare uscire tutto l’Odio e la rabbia che avevo in corpo. Ora tali sentimenti in me sono mutati, e lasciano altre e diverse sensazioni … vedremo come si evolveranno. In ogni caso, il secondo capitolo sta già prendendo forma nella mia testa.

Tornando all’origine del post, con la mancanza di Amore intendo diverse cose: sia quella dell’ amore carnale, ma anche quella di un Amore ben più intimo. Che poi è quello che mi manca di più.

Premettendo che probabilmente pretendo di più di quanto la mia giovane età e ben poca esperienza consentano, mi manca la sensazione di stabilità che (solitamente ) l’Amore concede. Per quanto possa sembrare effimera, è pur sempre meglio che camminare sul nulla. Poi meglio soli che male accompagnati, chiaro, non sto dicendo che bisogna accontentarsi; al contrario, bisogna solo ricercare il meglio.

Brutta bestia, la solitudine.

Fortuna che ho degli amici fantastici.

Però, così come non basta la Musica, non bastano gli Amici. Ci vuole Amore.

Il Mare del Nord, yeah.

A breve aggiorno, promesso.

Mio padre è morto dopo 54 anni complicati
e un nome difficile da portare come un sorriso mai segnato da dubbi

non andavamo d’accordo
invecchiando trovo in me particolari di lui, alla mia età di adesso:
qualche segno delle mani, un’espressione allo specchio, un tono di voce

questa cosa non mi piace per niente

da quando se ne è andato ho un’eredità natalizia:

aveva un amico, un milanese conosciuto al servizio militare in Friuli
nei loro vent’anni
era l’inizio degli anni ’60 e devono essere stati momenti di grande condivisione
e scoperta del mondo.
Questo tizio io l’ho visto solo due volte, da bambino
gente che aveva più borghesia e più boria di noi
L’ho reincontrato, quell’amico lontano, solo davanti al letto di mio padre morente.

Da allora quell’uomo ha deciso

che io sono mio padre

Ogni anno, la vigilia di Natale, chiama,
parla con me, venti minuti, di cose che non so
e di un periodo in cui non ero ancora nato.
Ha il tono cameratesco che usava con lui
e si sbaglia perfino a chiamarmi per nome.
Mi dice “ti ricordi quello li? quella là?”
esattamente come fossi lui.

Non ho mai condiviso le scelte di mio padre
l’ho odiato cordialmente.
Da sempre.
Ora che non c’è più, sono sereno.
Ho risolto le cose che avevo in sospeso.

Ma ogni anno sento una voce che parla di lui come una persona meravigliosa
e ne parla come non ne ho mai sentito parlare.
Non lo riconosco in quelle storie di amicizia
durata oltre la naturale scadenza.
Resto in silenzio davanti alla devozione di un signore che mi è estraneo.
Che chiama ogni tanto, da molto lontano.
E per pochissimo tempo.

E’ una devozione che non è nemmeno paragonabile alla mia.
Che è quasi assente.

Venti minuti.
Non uno di più.

Anche stamattina.
Parla. Racconta. Quasi piange.
Si congeda e mi chiama col suo nome.
Poi si corregge. Mette giù.
Non era con me che voleva parlare.
Non era di me che aveva bisogno.

Mio padre, per tanto tempo,
mi ha telefonato solo una volta all’anno.
La vigilia di Natale.

Era l’unico gesto che si sentiva di fare nei miei riguardi,
vista l’evidente ostilità che gli riservavo.
Quella telefonata, fatta da nove chilometri,
freddi e distanti quanto lo stretto di Bering,
gli costava molto.

Ma non se la negava mai.

Un punto d’onore.

“Ciao figlio, tuo padre sta bene.
Fatti sentire ogni tanto.
Come sta tua madre?
Valla a trovare.
Almeno lei.
Ciao figlio, buon Natale”

Per uno come Metuccio, doveva essere uno sforzo grandissimo.
Ultraterreno.
Talmente grande che ancora non si è esaurito del tutto.

Offlaga Disco Pax, Venti Minuti

Forse hanno ragione.

Stringimi.

Ma no, è tempo sprecato, quello passato a desiderarti.

Eppure… Forse è meglio così. Ammirarti da lontano, con la consapevolezza di non poterti avvicinare. Niente false speranze, niente brutti sogni, nessuna paranoia. Semplice e conciso.

Il demo è quasi finito. Nel senso che manca la cazzo di copertina .-. poi sarà pronto per essere dato in pasto al mondo, ed io con esso. E’ un passo difficile… ma è solo l’inizio.

Uff. Tra poco si comincia.

I testi finirò di scriverli dopo aver registrato la parte strumentale, così li adatto sul colpo. Come immaginavo, infatti.

Sono terribilmente teso. Terribilmente. Presumo sia normale. Uff. Ansia da prestazione.

Passando ad altri argomenti, odio non riuscire a stabilire un legame con le persone alla quale mi piacerebbe legarmi. E’ terribilmente frustrante, e mi lascia un senso di incompiutezza. Come di un occasione mancata. Ma del resto, certe cose per far si che accadano bisogna volerle in due. Quindi ciccia e cerco di lasciarmela alle spalle, come un po’ tutto negli ultimi 2-3 mesi.

Per ora vado avanti a Musica, e basta. Vorrei poter dire che mi è sufficiente per tirare avanti… ma non è vero. Nonostante sia la mia vita, attraverso di essa ultimamente riesco solo a sprigionare odio. E non venitemi a parlare di canalizzare l’odio in sentimenti positivi, quelle solo solo stronzate, per quel che mi riguarda.

Vorrei provare un po’ d’amore, tutto qua.

Ma non è il tempo, suppongo.

Venerdì 16 Luglio 2010. Ore 1:55.
Sveglio.
Solo al mare in un campeggio con amici, e stiamo festeggiando due diciottesimi compleanni. Giornata agrodolce, complice soprattutto lo smarrimento del mio telefono cellulare, e ci tengo abbastanza a quel coso, visto che buona parte della mia vita sociale si lega ad esso. E poi ci sono tanti ricordi… vecchi messaggi colmi di speranza, chiamate fatte nel cuore della notte, in lacrime, in cerca di conforto.
Ho appena terminato di ascoltare F#A# Infinity dei Godspeed You! Black Emperor, uno dei miei dischi preferiti di sempre. Ma figurarsi, faccio fatica ad addormentarmi nel tenero abbraccio delle coperte del mio letto, come diavolo faccio ad addormentarmi su di un telo?
Forse è proprio la notte, ed il mio bellissimo e terribile rapporto con essa a rendermi diverso dagli altri. Quanti di noi hanno realmente la possibilità di passare molto tempo in completa solitudine, a tu per tu con noi stessi? Oltre agli eremiti, mi vengono subito in mente gli insonni. L’insonne è solo nella notte. E qui scatta il terribile gioco. Potrebbe darsi che l’‘insonne (o quantomeno IO), mano a mano che il buio avanza, cominci a sentire lentamente una lunga ombra scendere su di lui. Perché sa che sta per arrivare quel momento nella quale il normale essere umano riesce a trovare conforto nella pace apparente del sonno. E un modo per fermare la giornata, fare andare avanti le lancette, dire “Ok, domani si ricomincia. Ma Domani, per oggi basta”.
Per l’insonne arriva invece il momento del confronto. E dopo una giornata passata a confrontarsi con il mondo esterno, ecco sopraggiungere il Daimon interiore, che lo costringe ancora ed ancora ad interrogarsi, a ricercare soluzioni, o semplicemente a pensare. E se da un lato può effettivamente essere molto utile avere tutto questo tempo a disposizione, dall’altro è un esperienza che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico.
Credo che l’insonnia sia l’esperienza più vicina alla follia che possa provare un sano.
Perché rapidamente il grande tempo datoci per esaminare noi stessi diventa eccessivo, e cominceremmo a riesumare scheletri sepolti da tempo, fantasmi scacciati ere fa; e che il passato ritorni non è mai una buona cosa.
E anche se suono o scrivo nella solitudine, comunque il mio Daimon continua ad interrogarmi, a punzecchiarmi, a far si che io stesso sia il tormento della mia anima. Il che contribuisce a rendermi una persona piuttosto sola, intendiamoci. E non riesco più a sopportarla, la solitudine. Per certi versi fa comodo: evito il contatto ravvicinato con le persone, abbassando il rischio di ferirmi nuovamente.
Finisco per chiudermi anche con tutte quelle persone che mi sono vicine e che mi vogliono bene. Da un lato mi lamento perché mi ritengo solo, dall’altro faccio di tutto per esserlo. Non ha senso.
Forse ho anche bisogno di cambiare aria. Sempre più ambienti diventano saturi di ricordi, e questi impediscono nuovi inizi, o quantomeno evoluzioni. Sia da parte mia che da parte degli altri. Non riesco più a frequentare certi ambienti o compagnie (anzi, un ambiente in particolare) senza venire investito da un autentica valanga di ricordi. Certi sono bellissimi ricordi, altri orribili, ma visti dal mio attuale punto di vista sono tutti molto brutti; non riesco infatti a prendere un ricordo per l’istante di allora. Se un tempo ero felice e adesso non lo sono più, ricordare quella perduta felicità (o presunta tale, mi verrebbe da aggiungere) non può che farmi soffrire.
Intanto la notte prosegue. Sono ormai le 3.30, ed ho appena intrattenuto una piacevole conversazione con Ale, di notte il guardiano del campeggio, di giorno massaggiatore a cavallo fra Jesolo e la Thailandia.
Evidentemente vedere un ragazzo curvo su di un Macbook nel cuore della notte ti spinge a porti delle domande. Persona gentile in ogni caso.
Anche la stesura dei testi prosegue. Sto producendo una serie di bozze, che poi andrò a montare in via definitiva in contemporanea alle musiche. Tuttavia è meglio arrivare con uno straccio di idea in testa. Devo dire che sono piuttosto soddisfatto, nonostante alla fine il tempo e soprattutto l’ispirazione non è che abbondino. O meglio, non tanto l’ispirazione in se, quanto la voglia di rimettersi nuovamente a rimuginare su se stesso. Riconosco che questa è una bella fregatura, ma mi sto facendo forza e sto caricando il muro a testa bassa.
Probabilmente tutte queste cose rendono l’attuale periodo difficile da vivere. Non è che sia particolarmente brutto, alla fine credo di aver passato di peggio, tuttavia è comunque abbastanza brutto da farmi stare molto male; ma ho anche avuto delle esperienze fantastiche, che senza dubbio rimarranno bei ricordi. I discorsi sull’essere nel giardino di una villa abbandonata hanno un certo fascino, specie se accompagnati da ingenti dose di Prosecco che, pur non essendo buonissimo, ha pienamente adempiuto al suo scopo. E poi diciamocelo, oltre una certa soglia tutto diventa buono.
Voglio chiudere questo post e tentare un ulteriore ricerca del mio amato telefono. Se poi questa non dovesse andare bene ho sempre quella di domattina mentre leviamo la tenda… sperando sempre che sia li, da qualche parte. E si, forse tentare di dormire un poco, anche se la vedo dura.
Le zanzare hanno banchettato con le carni del sottoscritto. I becconi prudono.
E con questa perla ed 881 parole scritte, direi che potremmo salutarci. Al prossimo aggiornamento dunque, sperando io che sia un po’ più disteso.

Incendiere farfalle meccaniche, le rose lisergiche, i nostri pochi orgasmi, ti ricordi dei combattimenti fra i cigni finti? E delle sere a sbranarsi? E delle sere a strafarsi? Con me non devi essere niente. Con me non devi essere niente.

Almost in the beginning was the murderer
And I fell faceless into the world
Unaware the moon had changed its face
Hallucinatory Mountain arose Atlantine
Constellations warped
Shed wings
Anointing tyranny of stars

Vorrei immaginare il rumore della sabbia sotto i tuoi piedi, la brezza marina che ti scompiglia i capelli, mentre osservi, con sguardo sognante, il nobile orizzonte del mar Ionio che se ne fugge via verso l’africa, come ogni santo giorno. E vedere navi nere che divorano il cielo, smembrandolo, lasciandoci null’altro che pezzettini, come violentati dall’orrore del dolore dell’uomo.

Siamo noi fatti per morire? Nasciamo noi con il solo scopo di abbandonare questa vita? E ciò che sta nel mezzo? E’ solo un attesa, dunque. Credere in un ineluttabile fine allora potrebbe confortarci; ma come fa l’uomo, in cui scorre la vita, a credere che lo scopo ultimo delle sue tribolazioni sia assicurarsi una fine? Sperando che ci sia qualcosa dall’altra parte, ovviamente.

E intanto le navi nere continuano a divorare il cielo. Forse hanno finito, forse non finiranno mai.

Domande retoriche che non avranno mai una risposta, comunque. Ma nemmeno la chiedono, sono solamente deliri di un folle, oramai, nulla più. La verità è che mi sembra tutto così effimero… sto perdendo, gradualmente, molti dei contatti con la realtà. Anche volontariamente; ma l’uomo non è fatto per vivere in solitudine, anche se farlo comporterebbe parecchi rischi in meno. Sono il primo a lamentarmi della mia solitudine quando in realtà è una condizione che quasi mi impongo da solo, buttare giù il muro è difficile.

Lo è sempre stato, in effetti. Per quanto possa anche apparire gioviale (che termine retrò) e amichevole, non lo sono per niente. Anzi, credo che una persona che abbia seriamente a che fare con me, dopo un poco, si renda conto che non ha davanti esattamente l’individuo che si aspettava. Forse questo li spaventa, e ad essere sincero spaventa anche me. Va anche detto che sono ben poche le persone che si sono interessate a me, ma non ci posso fare granché.

La verità è che vorrei avere finalmente qualcuno che mi dicesse cosa fare, per una volta. Pensare è forse l’unica vera libertà che abbiamo, ma è faticoso, come vivere; pensare equivale a vivere.

Forse un domani troverò finalmente qualche persona con la qualche mi troverò veramente corrisposto. L’unico prerequisito che dovrebbe avere, almeno credo, è quello di soffrire d’insonnia: almeno mi terrebbe compagnia mentre gli altri dormono :-) , ma forse nemmeno quello sarebbe necessario.

Un sogno che ho è trovare qualcuno disposto a passare qualche ora con me ad ascoltare Floods discutendo dell’immortalità dell’anima, o di un qualunque altro tema inutile, ma incredibilmente bello. Null’altro, se non anime che si incontrano in un fluire di parole e pensieri, disposte a mettersi a nudo.

E guardare l’orizzonte della costa di Dover, the white cliffs of Dover, mentre il freddo oceano ci bagna i piedi. E vedere terribili navi nere che divorano il cielo, mentre la brezza marina scompiglia i tuoi dolci capelli ambrati.

If I was unborn
I would have nothing to be grateful for
I would have never seen love
I would have never buried my friends
And prayed for their souls
In reddening churches
I would never have kissed
And I would never have wept
And I would never have seen

Who will deliver me from myself?
Who will deliver me from myself?

BLACK SHIPS ATE THE SKY

BLACK SHIPS ATE THE SKY

BLACK SHIPS ATE THE SKY

And I am unborn

Non morirei più per te.

Ero così cieco. Ora non lo sono più. Sono sordo, e muto. Continuo a mentire alla notte. Ma tutto ritorna.

E perché sto bruciando?

Forse non sono ancora pronto.


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