Terve New Year

Posted in Uncategorized on 26 gennaio 2010 by . [ w h e n ]

Rieccomi qua, mi sono deciso. I tasti sono maledettamente pesanti. Mi intimoriscono. O forse mi intimorisce il pensiero di scrivere.

Ah. Nel caso qualcuno se lo chiedesse, ebbene no, non ho altri diari et simila su cui scrivere. Ho questo e basta. Credo che sia la mia mentalità di artista, quindi una mentalità egocentrica ed in parte esibizionista, a spingermi a pubblicare tutto. Bho. Ma non é di questo che voglio parlare.

Forse, il pensiero di scrivere mi intimorisce perchè quando scrivo mi rendo conto di tante cose. Troppe forse. Lo stesso accade quando suono. E non é che ultimamente suoni molto. Anzi, faccio fatica. Credo di essere ormai condannato ad un’ instabilità morale ed emotiva perpetua; il che ha i suoi lati positivi, ma anche i suoi lati negativi. E’ emozionante vivere sulle montagne russe. Anche un semplice abbraccio si carica di significati. Inseguire i piccioni, spaventali e farli volare via ti fa ritornare bambino, anche se in fondo non lo sei mai stato. E vorresti che quei 15 minuti dopo scuola prima che suo padre arrivi a prenderla per portarla a casa non finiscano mai, anche se siete entrambi stanchi per le 5 ore di blateri ed infreddoliti dal gelo invernale. La vita é bella, se si inseguono i propri sogni. E mi paiono così stupidi quelli che non lo capiscono.

Certo é che vivere la vita in questa maniera non é semplice. O meglio, per nessuno di noi, qualunque sia il modo in cui si affronta l’esistenza, é semplice. Le difficoltà ci sono sempre. Cambia (e radicalmente) il tipo di difficoltà. Inseguire i propri sogni non é semplice. La strada é piena di muri: “Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri”. Si, sempre lui, vedi sotto. E’ difficile perchè, per quanto le persone che ti amano cerchino di aiutarti, alla fine sei solo. Sono solo. Ma condividere appieno i miei sogni con qualcun altro non farebbe altro che sminuirli. Non per colpa dell’ interlocutore, ma per colpa della mia incapacità di comunicare, derivata principalmente da un senso di protezione. Esporsi é pericoloso. E tutto il Sogno può crollare, improvvisamente. E dobbiamo renderne conto a noi stessi. Devo Renderne conto a me stesso. I Sogni sono l’ultima cosa che mi rimane. Almeno, credo. Nella vita scolastica ho fallito ampiamente e miseramente. Continuo a dubitare di me stesso, in continuazione; ma c’é qualcosa che mi sprona ad andare avanti. Forse la stessa cosa che mi tira indietro. La convinzione che dentro ognuno di noi ci sia qualcosa da dare al mondo. Che bisogna solo trovarlo e tirarlo fuori, in faccia a tutto e a tutti. Ma é un rischio enorme da correre. Però va corso.

Per questo ho paura di scrivere, di Creare. Perchè significa mettere in discussione i miei Sogni; ed ho paura di perderli. Ma se non mi espongo, non potrò mai realizzarli. E qui entra in gioco la bassa autostima causata dai precedenti bla bla bla bla. Dio che palle. Devo rassegnarmi e correrli. Quindi non sorprendetevi se avrò un umore di merda o se sarò intrattabile, o vi manderò affanculo o altro. Una volta che mi sarò sbloccato suppongo che andrà meglio. Sempre che ciò accada. Ma mi servirebbe una gran bella motivazione per ricominciare se dovessi fallire anche qua. Ma fallire clamorosamente anche questo, forse l’unica cosa di cui mi importi davvero . . . no.

Non per come ci metto anima e corpo. Non per tutte le lacrime che mi ha fatto, e che mi farà, versare. Non per tutte le notti insonni passate a rimuginarci sopra. Non per la fatica a fare i calli. Non per la fatica che ho fatto per ammetterlo ad un altra persona. No.

Fanculo il mondo, all’ alba io Vincerò.

E chi capisce la citazione é bravo.

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Visto che non voglio andare a nanna, e che non ne ho ancora parlato, é doveroso, da Blogger quale sono, il consueto post di fine/inizio anno.

Mi sembra ieri quando scrissi il post di inizio 2009. Era un post carico di speranza. E’ curioso come non si riesca assolutamente a prevedere l’andamento di un anno. Certo, si spera che sia un bell’anno, si fanno i relativi pronostici, ma niente va come noi avremmo voluto. E penso sia un bene.

Il mio 2009 é stato un anno fottutamente intenso: ho trovato una ragazza fantastica a cui voglio un bene dell’ anima (e cristo, facciamo 9 mesi a breve, non sono mica pochi *_*) e sono riuscito a mantenere delle bellissime amicizie. Curiosamente, credo proprio a causa del mio fallimento scolastico, ho sperimentato la solitudine dell’animo. Mi sentivo smarrito, perso (come mi sento adesso; tuttavia é comunque un sentimento in evoluzione). Ricordo ancora le bellissime uscite di casa alle 5 della mattina, dopo una notte passata in bianco, passeggiando per ore nella campagna. Le chiamavo “gite di riflessione”, ma non pensavo affatto. Vagavo, vagavo, vagavo senza meta. Come se volessi fuggire. Poi mi sedevo sul ciglio della strada, preferibilmente quelle ampie strade poco trafficate di collina, in salita, e solo allora riflettevo, assaporando la fredda aria della mattina. Guardavo il cielo con occhi stanchi, che nemmeno hanno il diritto di esserlo. Ma lo erano.

Però é passato in fretta. Neanche tempo di salutare l’estate ed eccoci di nuovo qui, ad un anno di distanza.

Se devo ringraziare il 2009 di una cosa, devo ringraziarlo per avermi aiutato a formare il mio carattere. Spero che il 2010 continui in questo. Non mi sento ne maturo ne altro; cresciuto quello si, ma ne ho ancora tanta di strada da fare.

Giusto, che chiediamo al 2010? Intanto vorrei un po’ meno saliscendi emotivi. Iniezioni di fiducia e crolli improvvisi: é stressante. Vorrei che in Amore tutto continuasse ad andare bene, e vorrei che questo nuovo anno mi metta un po’ di sale in zucca e buonsenso. Ci sono delle cose che ho perso durante questo 2009, ma preferisco quello che ho guadagnato.

Yawn, é tardi, sto crollando. Me lo auguro da solo: in bocca al lupo.

Crepi.

Feltre, notte di Martedì 26 Gennaio 2010, ore 03.17

Randy Pausch

Posted in Uncategorized on 11 dicembre 2009 by . [ w h e n ]

http://it.wikipedia.org/wiki/Randy_Pausch

Informatico, professore presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Una carriera avviata, diverse collaborazioni alla spalle, ed una grande stima nei suoi confronti da parte del mondo accademico a causa dei suoi particolarissimi metodi di insengnamento.

Nel Settembre 2006 gli viene diagnosticato un cancro al pancreas; un anno dopo, nell’ Agosto 2007, i medici gli danno dai 3 ai 6 mesi di vita in buona salute. Così, il professore decide di tenere, il 18 settembre 2007, un ultima lezione, la “Last Lecture” intitolata “Realizzate i Vostri Sogni d’Infanzia” (“Really Achieving Your Childhood Dreams”).

Quest’ uomo, anche a causa di questa lezione, é divenuto molto famoso, quindi quello che sto per postare non é nulla di nuovo ne di sconvolgente. Però stasera, per svariati motivi, mi sentivo molto a terra; così ho deciso di recuperare questa vecchia lecture. Non era la prima volta che la vedevo, eppure solo adesso ne comprendo il vero significato. Questo non sarà il primo (ne l’ultimo) blog sulla quale verranno postati i video della lezione. Però penso che sia un bene: significa che tutti abbiamo bisogno di imparare qualcosa. Spero che anche altri possano trarre tanti insegnamenti quanti ne ho tratti io.

“Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri”

Parte 1 —> http://www.youtube.com/watch?v=ZawJ525dwH8&NR=1&feature=fvwp

Parte 2 —> http://www.youtube.com/watch?v=8oTmsxHHi0Y&feature=related

Parte 3 —> http://www.youtube.com/watch?v=ZULFnhEAdGY&feature=related

Parte 4 —> http://www.youtube.com/watch?v=UEYuaqnQQ0M&feature=related

Parte 5 —> http://www.youtube.com/watch?v=P3TLLMwsqFM&NR=1

Parte 6 —> http://www.youtube.com/watch?v=Lt-NstaRdNk&feature=related

Parte 7 —> http://www.youtube.com/watch?v=MQYn32Qgsmc&feature=fvw

Parte 8 —> http://www.youtube.com/watch?v=tjVIPYiWF5s&feature=related

Black One

Posted in Uncategorized con i tag on 6 novembre 2009 by . [ w h e n ]

Oblio Nero.

Scheletri

riaffiorano.

Ma li ho dimenticati.

O no?

Il mio Mostro

sono Io

White1 – My WaLL

Posted in Uncategorized on 6 novembre 2009 by . [ w h e n ]

Gnarf.

Ogni tanto mi succede, di ricadere in questi stati di tristezza contigua (anche se non sono pienamente sicuro di conoscere il significato della parola “contigua”). E’ piuttosto noioso. Anche, e soprattutto, perché in questo stato non faccio altro che creare dispiaceri ed annoiare gli altri.

Mha.

Si, é DECISAMENTE palloso. Ma finché non ne esco, cippa, devo conviverci. Che poi, stando ai miei calcoli, dovrei uscirci entro il fine settimana, ma tant’é, sto male comunque. Già il fatto che io stia qui a scriverne alla 5 ne é una prova.

Però non posso lamentarmi dai, anche oggi ho ricevuto buone notizie. E conferme… ma quelli arrivano ogni giorno. Come mi disse un giorno quell’uomo che vende mirra: “Ed al ragazzo, questo Verde: il futuro non é sempre così nero come lo crediamo”. E io quella pietra ce l’ho ancora. Non sono un fatalista, ma credo agli incontri in cui il Caso ci fa imbattere. Alla fine c’é sempre da imparare. Sia da una pietra che da una settimana andata storta. Come dicevo ed ho detto tante volte, noi siamo quello (e come) che ci costruiamo intorno e dentro; una faccia per il mondo ed una per coloro i quali riteniamo degni. Tuttavia questo nostro Essere non può trascendere le esperienze passate, ci forgiano, sia in positivo che in negativo.

Ah, adoro dire ovvietà. Mi fa sentire meglio, in qualche modo. E adoro anche ripetermi. Non ho idea di quante volte ho ripetuto gli stessi concetti. Che noioso!

Scrivere e suonare, scrivere e suonare, scrivere e suonare… e Amore. Non serve altro.

Scrivere, Suonare, Amare.

30/10/2009

Posted in Uncategorized on 30 ottobre 2009 by . [ w h e n ]

Addio piccolo. Mi mancherai.

De Senectute

Posted in Uncategorized on 19 ottobre 2009 by . [ w h e n ]

del Bie da Siracusa

Spesso, raggiunta una certa età, ci si sofferma, e non poco, soventemente, su quella che fu la nostra esistenza passata, di verdure, presente e forse si spera, ma non é scontato, futura. Quantunque ci si soffermi su certuni argomenti, scrivere (e quindi istruire) diventa mano a mano a mano maggiormente complicato, l’artrite avanza e non perdona.
Ma tralasciando i palesi tormenti fisici (come la difficoltà nel mantenere un erezione), quelli propri dell’anzianità sono i tormenti dell’animo. L’impossibilità di mangiare cioccolato e derivati a causa del Diabete, ad esempio, poichè si tratta di un fulgido esempio di quella genìa di mali che, benchè corporei, si riflette sull’animo, richiedendoci numerose et proibitive prove di fermezza morale, con la certezza che, anche nel qual caso in cui dovessimo (fortuitamente invero!) riuscire, potremmo (ed é probabile, vistà l’età) morire l’indomani a causa di un ictus. Così pure il Fatalismo é proprio dell’ età anziana. La Morte si palesa ovunque, sia in maniera esposta, sia nei più angusti e retrogradi recessi dell’animo, come un continuo monito di quello che (Potrebbe? Forse? Bho) verrà.

Un altro dei maggiori disagi alla quale spesso ci si trova costretti a far un militare e virile rapporto é quello del progressivo allontanamento dalla famiglia (vivi) e l’avvicinamento, che profuma di ritorno, agli avi (morti). Poichè l’anziano (ovvero Noi, Isso, Je, I), trova perfino fastidiosa la compagnia del volgare bel giovinetto imperbe, ed é da questi ricambiato, in quanto l’anzianità dona saggezza ed arteriosclerosi, cioè prematuro rincoglionimento, ed il giovane fugge la saggezza; ma coglione é e coglione sarà.
Esaminando questo indeito Paradosso, si potrebbe dunque affermare che l’anziano é Senex, Iuvens et Spiriti Santii allo stesso momento, così come la freccia non raggiunge mai la tartaruga, ed il divin Achille sta a digiuno, in quanto giovine et anziano allo stesso tempo, ma sempre e comunque coglione.

Un altro segno della quale spesso non si disquisisce sufficentemente é quell’oscuro disagio, detto dallo studioso Ebraico Goedrik Von Mein Fuhrer di tipo “Geografico”, quantunque non si creda che questo non ci tanga, invece si, poichè tutti ne siamo, Sanremo, sum, estis, sunt, tangiuti. Non v’a da dar pena l’esser etèri, purchè non ci si tolga la libertà di vagar errabondi per le vie et per i porticati, discernendo de senectute et campionato calcii; libertà che sovente c’é barbaramente tolta mediante l’internamente in fatiscenti et publicae strutturae mechanicae, che, attraverso mirabili artifizi, mirano all’ abbattimento dello Politico Animale. Edifizi noti ai più (in volgare) con il nome di Ospizii. Orrore e ribrezzo getta su di me tal voce.
Fiamme, Demòni sferzanti l’aria cum vergae, anime depauperate vidi al mio ingresso. Venni legato, imbaslamato e stordito mediante oppiacei. Sed volendo Noi conservare la Nostra integrità morale e fisica, fummo costretti a (pensate) (addirittura!) (preparatevi) (siate pronti) (oh – é orribile) (perciossiacosafossecchè) (ma fino a questo segno?) cercare rifugio, conforto e refrigerio nella ricerca continua di un insperato ed idilliaco Iperuranio, in medias res, cum laude, vago e vago, errabondo, folleggiando alquanto in quella notte che bene impressa nella mia memoria, non ricordo, seguendo quel sentiero che mi fece perdere la via, non quella, quell’altra, e finire in terra, dove non seppi, ne mai saprò.

Così mi risvegliai.

Innanzi a me si poneva una realtà fatta di poche tonalità (principalmente Mi♯), bicromo col senno del poi.
Immediatamente il mio pensiero (o chi per lui) corse velocior alli infernali et malvagissimi trattamenti cartecari subiti. Ritenni che m’avessero debilitato fin al segno della Morte, dopo avermi fatto firmare un testamento fittizzio (infatti, i Bravi, intendevano impadronirsi dei miei possedimenti in Tracia, degli uliveti sulla costa ionica e della Villa di Arcore) abilmente mascherato da menù della mensa (peraltro pessima). Ma la Morte sarebbe stata preferibile alle angherie de potentati e carcerieri.
E invece, per contro, in barba ad ogni mia aspettativa e calcolo goniometrico, verte le palpebre mi ritrovai vegeto.

Avevo 117 e mi sentivo vecchio dentro, che forse vecchio non ero, o forse fui, tant’é che il mio modo d’interpretrar la lingua e far di conto potevan apparir arcaici. Ma mai in vita apprezzai un alfabeto non sillabico ed un sistema metrico decimale.

E da qui parto per cantar dell’ultima vera e terribile manifestazione della vecchiezza: l’ Anzianità interna al proprio Se, e non ma, sed et non quae, qui nomen est, scytalosaggittipelliger.
Potrei sentirmi vecchio, come infatti mi sento, se fossi estraniato a questa dimensione a quattro delle sopracitate, che tuttavia, pur essendo molte e complesse, comunque non soddisfano l’Uomo (ergo ego). Indi necessitiamo di una Quinta (o meglio le nostre mogli) che non sia toccabile della Quarta (che pure andrebbe bene), differentemente dalle precedenti, che sia Trasversale, Apolitica et Acioccolatica, visto il morbo diabetico. Una dimensione che dia assuefazione, che dia scòpi soprattutto a chi più non ne ha, giacchè la senectute ne toglie certuni; ma questo non deve e non può esser tolto, resiste imperituro al peso degli anni, alle tartarughe, gli Sfalsatori di Miti (47! 47!) e mechaniche Diaboliche.

L’Amore.

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Tutto questo per dire che mi sento vecchio. A 17 anni non ho ancora concluso nulla, ed il raggiungimento di una qualunque meta appare lontana, molto lontana. Ciò non giova al mio già di per se traballante sistema psicologico che mi governa e bho, mi sento perso, smarrito, Lost in Translation.

Un buon metodo per uscire da queste situazioni é utilizzare una delle armi migliori a nostra disposizione: l’ironia. La capacità di saper ridere e sorridere delle nostre disgrazie, sapendo che potrebbe andare peggio, anche quando é oggettivamente difficile ridere. Quello che avete letto (spero) é il sunto di una Follia iniziata e terminata fra un ora di Italiano ed una di Diritto, del giorno 16 di Ottobre del 2009. Tuttavia é stata portata a compimento solo nella nottata di oggi; che é una nottata tendente alla riflessione, complici Imperatori Neri e Trikeke depresse.

Ma in fondo sono felice. Ok, é un periodo piuttosto incasinato, mi sento instabile, in bilico,  capovolto, rimestato, ma almeno ho la cosa più importante, ho lei, e mi da Forza. Forza vera, forza dell’animo, Forza che mi scalda il cuore, Forza che mi fa alzare la mattina, Forza che mi tiene nella testa quel minimo di cervello che mi ritrovo.

Mi sento Estraneo, incompiuto, eppure completato.

Ma manca ancora qualcosa.

Uff.

Devo fare il Musicista.

Feltre, notte di riflessioni, giubilei e Pleiadi, 19/20.10.2009 D.C.

29 Shawwal 1430 dell’ Egira


Mind

Posted in Uncategorized on 17 settembre 2009 by . [ w h e n ]

Certe volte vorrei entrarti dentro la testa e capire cosa pensi. Sotto certi aspetti, sei e rimarrai un mistero, complice anche il tuo mutismo.

Però é per questo che mi piaci.

P.S: a breve  un post sulle ultime novità. Yay.

Alè

Posted in Uncategorized on 29 agosto 2009 by . [ w h e n ]

Dicesi C.U.L.O. (Center for Unbelivable Luck Organisation)

Lift Yr. Skinny Fists Like Antennas to Heaven!

Posted in Uncategorized on 28 agosto 2009 by . [ w h e n ]

Certe volte mi odio.

Vago nella notte, rileggo un vecchio forum dove viene riportata la notizia della dipartita di un vecchio utente, ascolto musica, leggo qualche pagina di diritto, do un occhiata a Kàrolyi, rifletto.

E sono le 5 della mattina. Alle 11 si balla. Ma non ho imparato la coreografia.

Cadrò, ne sono certo. E poi qualcuno dovrà venire a rimettere insieme i pezzi… da solo non porò farcela. Non questa volta. Vorrei già essere in grado di realizzare il Sogno, ma per quello ci vuole tempo.

Mi brontola lo stomaco, ho fame. Ho sonno, ma ho paura di addormetarmi. Gli Imperatori Neri mi terranno desto ancora per un bel pò…

Domattina doccia. E poi una lunga distorsione modulata, dolce, senza confini. Che duri in eterno.

Ma é tutta colpa mia.

Dressed in Black – Speak to Me – GY!BE – Satan – In Harmonya with the PATTO DI VARSAVIA – Ferretti dove sei? – Avantgarde

Posted in Uncategorized on 19 agosto 2009 by . [ w h e n ]

Is the light of the light

Monumental
Or something?

White on white

Is a vampire
In the mirror

Eternal ?

Like hell
We are

All dressed in black

We dug our own graves
A long time ago

Dovrei SERIAMENTE chiedere i diritti agli Ulver. E magari avere Garm come psicanalista. Ma temo che mi manderebbe affanculo dopo un paio di sedute. Penso che il genio renda stronzi, alla lunga. Forse é per via di quell’aria di superiorità che si crea intorno, come se la Genialtà ti desse il diritto di guardare gli altri dall’ alto in basso. E in un certo senso te lo da, questo diritto; ma conta fino ad un certo punto. Tuttavia uno se ne frega, contribuendo alla sua dipartita… il Genio é soprattutto sregolatezza, una splendida vampata del più Ericlateo dei fuochi. Intensa, ma di breve durata.

We dug our own Graves

E qui ci si apre il solito dilemma dell’ agnellino cosmonauta: Meglio un giorno da leoni o cento da pecora? Marte o la Luna? Un panino con la Nutella o dei capperi? Amore o Apatia?

La prima, sicuramente. Se non la scegliessi, negherei il mio essere, non sarei quello che (purtroppo?) sono. Tuttavia, così facendo si é costretti a guardarsi in faccia. Il rischio é maggiore; una vampata di fiamme é ben più pericolosa di un mero fuocherello. Brucia in fretta, ma un incendio é ben più maestoso del fuoco di una lampada, per quanto possa esserlo la stessa lampada. Per quanto terribile possa essere l’incendio.

E’ tutto un continuo rincorrersi e negarsi, in preda ad una follia omicida che ci porta ad odiarci ed ad amarci, cercando una sorta di nostro IO che ci possa proteggere dalla nostra paura più recondita: rendere inutile la nostra vita. Inutile per noi, per gli altri… ma soprattutto per noi. Ma é pericoloso, guardarsi in faccia.

Is a vampire
In the mirror

You areFromthe heart Of it allThe light From the love In the nightThe sightFrom the whiteIn the eye Crying From the insideThe fearIn the faceFrom the motherThe graceThe riverFrom the blood Of the worldYou becomeFrom the twoThe thousands My little one From the earthIt all ends

Perchè é vero, tutto finisce, e quasi mai come lo volevamo noi. Poi uno vive dei semi raccolti. Sempre che ce ne siano da raccogliere, il che non é scontato. Uff… ci vorrebbe un patto quinquennale di stabilità. Eh, buona vecchia URSS, dove sei? Ha già, ha chiuso i battenti nel ‘91… poco male.

Al Genio serve stabilità. Stabilità che spesso e volentieri arriva dall’ esterno: da una relazione, da una filosofia di vita o da una religione, o anche dall’ uso indiscriminato di droghe pesanti. L’importante é avere un agente che ci dica stop, basta, hai osato troppo. Senza controllo, dubito che Kristoffer avrebbe composto Blood Inside, Bukowski scritto Panino al Prosciutto o Kubrik diretto 2001: Odissea Nello Spazio.

A questo mi riferivo: al Genio non puoi mettere freno, altrimenti non sarebbe più tale. Ma non puoi nemmeno lasciarlo libero, altrimenti si autodistruggerebbe. Devi concilliare le due cose. E se pensate che queste cose non vi toccheranno mai, ebbene sappiate che esiste del Genio in ogniuno di noi. Magari celato, ma c’é. Alcuni lo sviluppano, altri lo gettano senza pensarci due volte nel proverbiale cesso, ritenendo che sia malvagio, ma dobbiamo tenercelo stretto. E’ l’unica cosa in grado di fare noi degli Esseri, e non dei semplici uomini. Distinguerci dalla massa. Essere anticomfosrmisti, imprevedibili. Il che non signifca necessariamente diventare famosi o cosa… basta Essere, diventare padroni della propria vita, fuggendo quel demone tentatore che é la pace interiore derivata dalla conformazione. Il Genio si deve sbattere, uccidere, umiliare, incazzare, fino a raggiungere la pace attraverso se stesso, guardandosi in faccia.

Il che probabilmente, secondo la più fedele tradizione Cristiana, ci spara dritti dritti nel Dantesco girone dei Superbi. Tuttavia ritengo che l’amor proprio sia alla base di molte cose. Ogniuno é al centro del mondo, del suo mondo. Poi sta al singolo decidere chi fare entrare nel prorpio universo, e solo li si entra nei compromessi che la comunità, il vivere civile impone.

Se non l’avete già capito, non faccio assolutamente affidamento sul resto del mondo. Nah, ci sono troppi casi in cui persone si fidavano degli altri e se lo sono sonoramente presi in quel posto per convincermi della bontà del mondo. Ma non é una questione di Bene e di Male, giacchè ogniuno forgia questi concetti a seconda del proprio pensiero. E’ una semplice questione di coesistenza… il mondo é Guerra, tutto qui. Non é un posto facile. L’Amore é Guerra, la Politica é Guerra, la Discussione é Guerra (per quanto soggetta a regole), la Fede é Guerra. Non voglio specchi per le allodole, vivo nel mio mondo, con le persone che amo. Sono un bohémien del 21° secolo, amo la vita, anche quando fa male. Ma soprattutto amo me stesso, anche se sono il primo a ritenermi una testa di cazzo, un fallito, un idiota.

E perchè, allora?

Perchè, come tutti Voi, sono un Genio.

E non voglio essere nient’altro.

Feltre, 20 Agosto 2009, ore 1.47